Blog Tools
Edit your Blog
Build a Blog
View Profile
« June 2008 »
S M T W T F S
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30
You are not logged in. Log in
Entries by Topic
All topics  «
friendly blogs
Babelblog
Szecesszio,com
riksa futam
Hetes bus
cielo d'Ungheria
wenyanguilai
Maxdraw
nancina
uno da senza confini

art. politica
Irving-scontri 15Marzo
REACH
E' morto Puskas
JOBBIK
Scontri 23 Ottobre
Scontri 19 Settembre

News of the wolrd
Cafe Babel
Peacereporter
Tipi Metropolitani

Transeuropaexpress
Viaggio in Polonia

art. Energia
Nucleare
Biocarburanti

where in Budapest
Caffe' da Carlo
Peccati di gola
bubble hostel

who in Budapest
Scott Alexander Young: Futurethreat
Szoke Janos



contatore dal 27.1.07


Add to Technorati Favorites
live in Budapest
Friday, 27 June 2008
Australia-Cina 0-1; Olanda-Russia 1-3

Gli europei di calcio sono un evento anche a Budapest.

Potrei raccontare dei caroselli per il körút dei turchi dopo i loro esaltanti finali, dei poster con la formazione della turchia in piedi e accosciati dei kebabbari del centro, del russo ubriaco di birra ed emozioni davanti ai monitor nel garden sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio all’aperto del Varosliget, del gusto con cui hanno rinfacciato a noi italici il 3-0 con l’Olanda, dei nuvoloni sul Corvinteto mentre nella vicina Vienna, diluviava durante Spagna-Russia ..

Da straniero mi preme riportare e sottoscrivere il commento di radio3mondo, lettura della stampa estera di 3 giorni fa ”su el pais un articolo esalta <<il sorpasso della Spagna sull’Italia come PIL per abitante come la vittoria agli europei, europei che si sono evidenziati per il bel gioco, al contrario dei mondiali 2006 vinti dall’Italia di Materazzi.>>  bene, dice il commentatore italiano, concordiamo pienamente con quanto dice el pais ed è per questo che tiferemo per la Russia che ha dato prova di un gioco altamente entusiasmante e non per la Spagna”

 

Dice Kapuscinski che ancora non siamo ocnsapevoli di quanto la nostra cultura sia europocentrica, mentre il mondo è tanto grande. Se pensate che Cristiano Ronaldo, Donadoni, Schweinsteiger o Toni pezzodilegno siano l’unico argomento di discussione in tutto il mondo del calcio, vorrei parlarvi di Jonhatan, un tipo australiano che bazzica il Vittula, il mio pub.

Jonhatan avrà sui 40 anni, ama il calcio, è bassino e veste con camicie hawaiane, ma ha uno sguardo a posto. Dopo il commento alla partita del giorno degli Europei, non riesce a non far scivolare il discorso sui gironi asiatici di qualificazione ai mondiali 2008, in corso in questi giorni e a cui partecipa anche l’Australia. Budapest è anche questo. L’Australia era in un girone difficile con Iraq, Cina, Quatar. Non so su quale sito arabo è riuscito a seguire le partite, col Quatar era la sfida decisiva, a sentir lui una partita aspra e tattica, un pareggio sofferto contro i forti quatarensi, che nel Quatar giocano 3 brasiliani naturalizzati. A qualificazione già in tasca l’Australia ha giocato a Sidney l’ultima partita contro la Cina, Ci tiene a precisare che la Cina ha schierato la formazione migliore mentre l’Australia ha messo in campo l’under 23 per prepararli al meglio alle Olimpiadi. Ecco perchè la Cina ha vinto 1-0 a Sidney, ma attenzione il campo era rovinato dalle 2 partite di rugby giocate nel weekend. Comunque nella seconda fase si fa difficile, che ora entreranno  in campo le grandi squadre d’Asia, Giappone, Corea, Iran. L’Iran fa paura, giocan tutti in Europa,  in campionati forti, Germania, etc.. Ce n’è anche per l’allenatore, se ben capisco mentre l’altoparlante del Corvinteto, (il pub aperto sul tetto degli ex grandi magazzini di Budapest), giusto dietro di me mi spara gli Stones, l’ allenatore nominato non si è accordato economicamente e se ‘è andato giusto prima del girone, allora è stato preso un olandese, che è di moda, ma il nome non mi dice niente. Chi cavolo sarà? Era il vice di Hiddink sulla panchina della Corea. Bene.

Non manca un accenno ai giocatori dell’Australia degli ultimi 10 anni, son tutti figli di Europei, i croati sono i più forti, come Okon quello della lazio, come l’ultimo fenomeno 19enne australiano  etc. E poi quelli che giocano in Italia: Grella, Bresciano. e Vieri. L’altro giorno non so che programma sportivo inglese seguiva e sente uno parlare con un accentaccio australiano marcatissimo. Si volta e c’è Cristian Vieri in TV, proprio lui, nato e vissuto in Australia fino ai 16 anni,

 

“Ma non era il rugby il vostro sport nazionale?“

Si intromette Carl ora: Ma lui è di Melbourne, attenti.

Apprendo che il rugby è lo sport di Brisbane, del Queensland, al nord est dell’Australia. A Sidney tutte e 2, perchè Sidney è la capitale e lì c’è spazio per tutti.

Come a Budapest.  

Posted by alessandro grimaldi at 15:50 MEST
Post Comment | Permalink
Wednesday, 25 June 2008
il fantasma del VII distretto

Chi cammina di  notte per le strade del mio amato VII distretto, incontra un fantasma, un fantasma  vero, grande e scuro, che sbuca allimprovviso, sicuro di se. Non è l’Autore del blog che esce dal Vittula, no, cari lettori, è l’Hungaria Furdo (terme) o quel che ne resta, lì all’angolo tra la Dohany utca e la Kluazal utca, una struttura enorme e fatiscente, sorretta alla base da una misera impalcatura in legno, e in rovina, architettura secessionista (liberty) come tutto il VII distretto, annerita dal tempo con degli stupendi fregi lassù in cima, nerissimo, e accanto uno dei tanti buchi di Pest, un palazzo che manca e ora c’è una spianata, un vuoto lì all’angolo dove prima c’era un palazzo e ora un parcheggio buio, con una lucina in una roulotte al centro dello spiazzo, dove ci abita il custode-bigliettaio.

L’ospite di turno che accompagno in giro per i misteri del VII distretto, un po’ si spaventa, ma come tutti rimane inesorabilmente attratto da cio’ che lo spaventa è misterioso e inquietante e mi chiede notizie. Budapest ha tanta storia e i suoi palazzi la raccantano tutta, e io sparo qualcosa, ma in realtà non ne so molto e mi attacco ai furdo (terme) di Bp, progettati uno per quartiere, ai bombardmenti in tempo di guerra, alla politica comunista rivolta allo sviluppo delle case popolari in periferia più che alla salvaguardia dei quartieri centrali..

 

Da un po di tempo riesco a leggere cotidie il quotidiano, che in Ungheria è uno e uno solo lo storico Nèpszabadsàg, la libertà del popolo, riciclatosi dai bei tempi in una specie di La Repubblica ungherese, tutti sanno da che parte sta, ma è ben scritto, informa veramente e l’impronta vagamente liberal accontenta tutti.

E sul Nèpszabàdsàg di oggi nelle pagine culturali c’è un bel trafiletto a riguardo che racconta una storia ricca di colpi di scena, ironia e un velo di malinconia:

„ L’Hungaria furdo fu costruito nel 1910, accanto all’albergo Continental (quello che ora è un parcheggio). che dal 1970 smise di accogliere clienti e nel 1999 venne demolito. Del resto il bagno ebbe vita breve, dal 1920 funzionò come cinema e poi come kabarè fino al 63.

Dopo l’abbattimento ci si lamentò un po’ con i proprietari perchè tale azione aveva messo in pericolo anche la stabilità del furdo. Si abbattè anche la sala con le vasche e rimase in piedi solo la facciata di 4 piani, spettrale e nera„ Dice il Nèpszabadsàg con una punta di insospettabile ironia che „solo allora l’edificio divenne di sufficiente valore e particolarità da ottenere nel 2005 il riconoscimento di monumento nazionale. Già nel 2006 si parlò di costruire un elegante palazzo per abitazioni e uffici dietro la facciata, ma il progetto cadde per il veto dei vicini e i vincoli di legge. Allora la proprietà è passata agli israeliani della Beverly Hills kft.. Se credete che gli ebrei si stanno comprando Bp e che in fondo nell’olocausto sono morti solo 1 milione di persone e mica 6 come ci fanno credere, la storia prosegue con la proprietà attuale, i giordani della Zeina Hotel kft. Che ora ci faranno un maxihotel da 280 stanze. Le terme non verranno ricostruite se non una fontana ricordo nella hall.”   Il fantasma del furdo resterà pero’ lì, all’angolo tra la Dohany utca e la Kluazal utca.


Posted by alessandro grimaldi at 17:36 MEST
Post Comment | Permalink
Monday, 10 March 2008
palmi bianchi

Le domeniche, ci si sente soli da expats. e allora vado a mangiare da Mimmo, un bengalese capitato qui per caso, che ha lavorato 14 anni in Italia nelle cucine e si fa chiamare Mimmo anche qui. Qui ha rilevato un bufè bengalese, il Banglia Bufè. Ci vado una volta a settimana io al Banglia bufè.

 Mimmo sorride ma anche per lui è domenica noiosa. Mi dice che va a pregare. Cinque volte, tutte insieme. Si puo’?. In realtà non si potrebbe, ma meglio che niente no?.
Mi fa assaggiare un cucchiaino di una poltiglia. L’ha preparata per un amico, va da lui dopo la preghiera. Son raffreddato e non capisco di che cavolo dia la poltiglia marrone. Il colore è quello della merda. Buono eh? Mi fa. Ma capisce che nn apprezzo. La definisce pesto col pesce. Pesce?. Si quello nel barattolo, fa. ?!.

Quando pago la mia onesta scodella di pollo al curry con pachati di accompagnamento Mimmo è andato a pregare a Budafoki ùt e il cameriere-aiutante mi parla. Anzi ci rimane male che me ne vado solo dopo 20 minuti. Se sapesse che lo citiamo sempre da quando sono andato a mangiare lì con Angelo. Quel giorno Angelo era in libera uscita. A un certo punto si gira e vede questo indiano di mezza età lentissimo e goffo, che move piano una gamba poi l’altra, tutto ingobbito come un personaggio di un videogioco fantasy, per non far cadere i bicchieri che regge uno per mano, pieni di una cosa bianca e lattiginosa, massalaga, o comecavolosichiama, a base di jogurth e cocco e mango.   

Mimmo non lo chiama Mimmo, ma Memmòn, Il suo vero nome. tutti vogliono bene a Memmon, Memmon è una persona buona e simpatica. lui invece ha un nome ancora più difficile. Mi dice in un bruttissimo inglese la storia della sua vita. E’ qui dal dicembre 2001. Lavora in ambasciata. Comunque è vero, mi mostra il permesso di soggiorno diplomatico, che ha nel portafoglio non si sa mai, col timbro del ministero degli esteri. E’ gentile, ma è strano e parla male. Non parla ungherese. Parla arabo. pero’. E’ stato 13 anni in Arabia Saudita. Alla parola Arabia  non lo fermo più. E’ un paese ricco, ricchissimo. Il petrolio è come in Iraq, esce dalla terra come l’acqua bollente dalla teiera, non bisogna scavare. Si lavora tanto, ci sono tanti lavoratori là, bengalesi, pakistani (indiani non lo dice) tagikistan, kirgzi, Afgani. Tanti afgoni. Se c’è una cucina è piena di afgani. E’ un paese ricco, ognuno vive a casa sua, non si vive in 5 in una casa come in Europa. Anche nei ristoranti si lavora in tanti. Uno fa il riso, uno il pachati, uno lava, uno asciuga, uno controlla che tutto si asciughi bene. Si spende poco. L’esempio che mi fa è la cocacola. Una lattina 50 centesimi, una bottiglia da un litro e mezzo 5 real, meno di un dollaro. Anche a Nicosia costa tanto.

 
Ogni tanto si affaccia l’altro aiutante. Lui è giovane giovane, lavora nell’ambasciata del Qatar. Lui l’inglese lo parla. Non si intromette nella conversazione per rispetto a noi anziani.

 Lui lavorava a Jedda, ma l’arabia è grande, immensa, ci sono più di 250 città. Città grandi. E tutto il golfo, Dubai, Kuwait, Doha. Con la guerra è anche meglio, il dollaro è più ricco e  tutti sono ricchi. Anche dal libano vengono qui. (dice sempre qui anzichè li’).  Fa caldo, molto caldo. C’è deserto, case e mare. Oni casa è sul mare per il caldo. Ma ora fa freddo, è inverno. Fanno 20 gradi, 15 gradi, a quindici gradi la gente in Arabia ha freddo e batte i denti. Fa lo stesso gesto di Verdone che prima ha un sacco caldo poi un sacco freddo. Il suo cuore è in arabia.

 Ma anche lui mi dice una cosa bella, anzi bellissima, Come sono gli arabi? Brava gente? Per rispondermi mi mostra prima la mano, il palmo della mano. Io qui a Budapest sono un provinciale, mi meraviglio ancora di come risalti contro il bel colore nocciola della sua sua pelle il pallore del suo palmo, tratti negroidi, come le sue labbra carnose, come le labbra carnose di Li. Palmi bianchi, come il film di Szabolcs, visto qui tre anni fa, i palmi bianchi di talco dei ginnasti. Mi mostra la mano poi dice che ci sono persone buone e persone meno buone. Come in Bangladesh, come in Italia, come dappertutto. Persone buone e meno buone. Come qua.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Post Comment | Permalink
Friday, 14 December 2007
che sport era..?

In Italia ci fermiamo alla pallavolo, invece in Ungheria circa 10 giorni fa, sabato 1 il Nemzeti Sport titolava a 9 colonne: "Partiamo per vincere" ed aveva in copertina una foto a effetto della nazionale femminile di pallamano, impegnata nei mondiali in corso di svolgimento in Francia. E il mio socio in affari Balint mi ha gentilmente mandato sms di aggiornamento al termine di ogni partita, come gli amici dall'Italia nei momenti bui in cui la TV sottocasa nn mi trasmette la coppa Italia e mi voglion tenere aggiornato..

Tra qualche polemica di troppo l'Ungheria, di recente vicecampione olimpica e mondiale, è approdata ai quarti di finale, ma, complice una sconfitta nell'ultima partita del girone si è ritrovata nei quarti contro la Russia, campione Europeo in carica. Han giocato ieri alle 15.30 e propongo a Balint di svolger la trattativa in un bel caffè vicino al Varosliget dove so esserci un bella TV per gli avventori.

Ma il locale trasmette solo canali musicali, la loro politica è questa. Da quelle parti conosco un posto all'angolo tra Thokoly e l'Hungaria korut, entriamo: lo spettacolo è d'altri tempi: fumo, tavolini lisi, tanti uomini distrutti da alcool e sigarette cattive, una donna sfatta dietro il banco, birra economica e vinaccio a decilitri. Una vera kocsma (bettola, postaccio). Ma lì il TV non prende Sport1 e alla fine si ripiega in un'altra kocsma li' vicino. La donna dietro il bancone è rude e scortese, un ragazzo in canottiera nera gioca a biliardo e quando non è il suo turno pomicia con la ragazza, operai agli altri tavoli, dietro di noi due vecchi ubriachi, ma almeno siam sotto il televisore, in diretta da Marsiglia.

L'inizio è promettente, l'Ungheria conduce quasi per tutta la partita, brilla al centro dell'attacco la Gorbicz, "pallone d'oro" della pallamano femminile 2007, ungherese che gioca nel Gyor. Kakà. La Gorbicz è scura di capelli sotto la sua carnagione chiara, non è altissima ed ha un velo di matita sugli occhi.

Nell'intervallo i vecchietti litigano, "per me vinciamo" "per me la Russia è forte". "se sei pessimista vai fuori in strada!" Aveva ragione il pessimista; alla fine vince la Russia; questione di mentalità vincente.

E il vecchio in blu esce, allora quello in un logoro impermeabile bianco si volge a noi, ci chiede una sigaretta, lui le ha finite. In bocca ha 2 denti 2, uno sotto e uno sopra, farfuglia anzichè parlare. Vuole bere dai nostri bicchieri, e allora gli prendiamo una birra, ma dopo un po' si distrae, non vede la birra piena sul suo tavolo e afferra confusamente il mio bicchiere. Ma non è molesto. Ha 70 anni, ricorda da ragazzino l'arrivo dei russi a Debrecen, e la sua vita da guidatore dei tram a Kispest.

Aveva poca memoria fa Balint. Vero. Ha visto tutta la partita, lì dietro di noi, ma alla fine mentre parlavamo ci fa: ma che sport era.., pallanuoto vero? Quasi.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 CET
Post Comment | Permalink
Saturday, 8 December 2007
Punk is (not) dead
  Sono al Gödör, appoggiato a una colonna, di fronte a me, sul palco il gruppo sta prendendo posizione. Purtroppo sono solo appoggiato con una mano, mi son distratto un attimo e un tipo di mezz'età con i capelli ricci brizzolati mi ha fregato il posto di schiena.

Poco male, ho fatto una corsa per essere al Godor, all'ultimo momento ho scoperto che c'era il concerto di Ogi Pèter, che il Pestiest descriveva come ex cantante punk magiaro anni ‘70, per l'occasione al rientro sulle scene.

E per l‘occasione non farà un semplice concerto ma un èletmû koncert, cioé un concerto che ne ripercorre l'intera carriera, con numerosi ospiti noti e meno noti. Si presenta: Ogi, che é un vero rocker: capelli lunghi mossi e sporchi, chitarra al collo e faccia segnata  dai segni del tempo e degli eccessi.Ogi li enumera tutti gli ospiti, ma non ci sono tutti tutti: quello è malato, quell'altro ha avuto problemi di visto, quello.., beh quello.., ha un altro concerto.. uh Ma intanto sul palco ci sono ben due batterie, percussionisti, e pure un violinista dall'inconfondibile look zingaro. 

Ogi era un cantante punk, il che vuol dire che da 25 anni è un cantante post punk, e il concerto è quindi di di un sano gusto blues e rock; ottimo per l'ambiente trendy e un po' snob da 20enni levigati ai 50enni con i soldi e un cuore trentenne tutti con sciarpine di cachemere al collo e jeans strappati ad arte che si respira al Godor stasera. A un tratto il posto spalle alla colonna si libera, vedo il tipo andare dietro le quinte e mettersi degli occhiali scuri, e poi sale con impermeabile e cappello sul palco...Signore e signori: Muller Pèter, grandi abbracci, ha dei fogli in mano per non scordarsi le parole.. Fa un paio di canzoni, di fianco ad Ogi, inizia piano, il testo è molto parlato, poi si mette letteralemente a urlare, come un pazzo, un punk di cinquant'anni, sono i pezzi punk storici di Ogi: Ann Frank e Nirvania. Grandi

Provo a chiederne un poü giro nei giorni successivi, ma Ogi è praticamente sconosciuto ai più a Budapest, nessuno ricorda il suo nome, (Ogi chi?) nè il suo vecchio gruppo, gli Spions, ma io incontro per il Vittula un tipo molto basso coi capelli rossicci ricci tipo cugini di campagna, che va in giro sempre dentro una vecchia tuta azzurra dell'Adidas, che riconosco essere uno dei batteristi di Ogi.. e scorpo che:

Ogi Pèter, nome d'arte di Hegedûs Pèter, si è diplomato in composizione presso la qui presente Liszt Ferenc Akademia, 'Accademia Musicale Ferenc Liszt, giusto uno dei più prestigiosi conservatori del mondo, figlio di musicisti. Ma Peter é giovane e sono gli anni 70: lascia il conservatorio e  fonda gli Spions, primo gruppo cult del punk magiaro. Scelta coraggiosa, il punk non era ben accetto dal regime, devon suonare illegalmente nei klub,  nelle cantine, negli spazi universitari, anche senza amplificazione; e poi vanno all'estero a cercar fama e denaro: Parigi, Londra, per un po' ha avuto per manager Malcolm MacLaren, lo stesso dei Sex Pistols, tanto USA. Come tanti dal 1990 di nuovo in Ungheria; dá un grande concerto al Petofi Csarnok, la grande arena del Varosliget, si dá anche alla musica da film, poi dal ‘96 scompare, di lui non se ne parla più, lotta con un grave male, ne esce dopo 10 anni.. Ora é ripartito, scrive di nuovo in ungherese e riprende piano dai piccoli locali, se lo puó permettere Alla domanda: Che musica faccio ora? risponde: kavehazi pop (pop da bar), szalonpunk (punk da salotto!).

Con Muller Petér invece é tutto piú facile.. Muller Pèter, è il cantante dei Sziami (i siamesi) altra storica band magiara, ancora sulla breccia. Tanto popolare che si esibisce ogni anno al Sziget Festival, anche perchè il Sziget è suo (facile no?), è uno dei proprietari dell'ente che lo organizza.

Circa un mese fa parlando di libri con un'amica lei mi fa: da teenager leggevo tanto, ora leggo solo cose leggere, per esempio? Per esempio Muller Peter. E chi diavolo è? E' un po' filosofo, un po' scrittore, scrive del senso della vita, eccetera eccetera. Un Paolo Coelho magiaro. Il suo ultimo libro è in bella mostra nella vetrina della libreria sul körüt, ad Oktogon.. Credevo fosse un omonimo del cantante. Ma mi sbagliavo. E' il padre..


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 CET
Updated: Sunday, 30 December 2007 18:50 CET
Post Comment | Permalink
Sunday, 2 December 2007
Szenes Hannah

In, Talk Radio il grande Eric Bogossian (attore, scrittore, autore statunitense di radici armene ed ebraiche) è il conduttore di un filo diretto con gli ascoltatori, senza filtri. Lui ha una parlantina incredibile, ma  all'ennesima invettiva antisemita e fascistoide si blocca e fa: "Ci siamo un po' fermati". Esce dalla radio e nel parcheggio uno lo ammazza. Il film finisce cosi'.

Anche il blog si è fermato, ma io sono ancora vivo. E si che avevo tante cose da dire, fatti grandi e piccoli, sfilate paranaziste per le strade, tanto buon Vittula, nuove scoperte e invenzioni, e pure stretta di mano con Monicelli Mario, dViareggio 1915. Ho avuto da fare, da lavorare e da correre su e giu'. Pian piano finiro' a raccontare la ricerca della casa, ma la buona notizia intanto è che non son finito sotto l'Arpad hid, ma a 10 minuti dal mio vecchio indirizzo, sempre nel mio amato VII distretto. L'indirizzo dice Josika utca (via Giuseppina) ma l'edificio si affaccia in verità su una piccola piazza intitolata a Szenes Hannah. La piazza è triangolare, all'angolo con via Rosa, ed ha al centro una brutta fontana dei bei tempi della repubblica popolare, con sul bordo una dedica alla libertà del popolo, in mezzo una statua in bronzo di un giovane che infilza con una lancia una grossa serpe (e somiglia incredibilmente a una statua di Torre a mare frazione di Bari; ma qui il muto autore non si è ispirato all'ex sindaco di Bari Simeone per il soggetto) Chi mi viene a trovare gradisce la mia casina, ma anche la piazza, gli alberi, i mattoni rossi, il silenzio tra gli scuri palazzi di Pest.

 Mi fa però Balint: chi sarà Szenes Hanna? Ma, sicuramente sarà stata un'ebrea si risponde, questo quartiere era tutto ebraico un tempo;d ove abitava lui, qua dietro, c'eran le stelle di Davide. Infatti qualche giorno dopo mi manda un link: Szenes Hannah, poetessa ungherese di origine ebraica. Come Kertèsz Imre, premio Nobel per la letteratura 2001, come Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pàl, il romanzo ungherese più noto all'estero, ma forse non troppo ungherese, non veramente ungherese. Hannah è morta nel 44 a 23 anni. Non dovevano essere tempi allegri, commentiamo. Il mio Josika invece era uno dei generali della rivolta antiasburgo del 1848, come Damjanich.

 Curiosando tra i recenti numeri dell'Herald Tribune oggi pero' mi imbatto e traggo coraggio per riprendere da qui il blog in: "Memoriale di eroe dell'olocausto commemorato in Israele"

Il memoriale di Hannah Szenes, ebrea ungherese, catturata e uccisa dai nazisti nell'Europa occupata, è stato trasferito di fronte alla sua vecchia abitazione in un Kibbutz, di fronte al mare, a 60 anni dalla sua morte. La giovane Szenes nel 39 emigro' in Palestina (illegalmente, il mandato Britannico, scoraggiava l'immigrazione) e si lego' a un kibbutz nel nord del paese. Aderì poi alla formazione clandestina sionista Haganah, e fu inviata nella Yugoslavia occupata e da lì nella sua Ungheria per aiutare chi era rimasto. Erail 1944, Hitler aveva rovesciato il maresciallo Horty (il Mussolini ungherese) ed aveva instaurato un suo governo fantoccio. Per gli ebrei fino ad allora relativamente risparmiati (solo negazione dei più elementari diritti e stelle di Davide al braccio), erano iniziate le deportazioni verso i campi di sterminio.

.Fu catturata mentre cercava di attaversare la frontiera e giustiziata in un carcere di Budapest il 7 Nov. 1944. Aveva 23 anni.550.000 degli 800.000 Ebrei che vivevano in Ungheria furono uccisi durante l'Olocausto Dopo la guerra la sua salma fu portata in Israele, nel cimitero del monte Herzl, accanto ai leader politici e militari israeliani.Szenes è conosciuta in Israele per la sua opera poetica che riflette i valori della vita nei kibbutz. La sua ultima lirica, trovata nela cella dove fu rinchiusa nei suoi ultimi giorni si conclude con i versi: "Ho scommesso su quello a cui tenevo di più. Ho tirato i dadi. Ho perso."

La prossima volta attraverserò la piazzetta più fiero.

E cerchero' di scommettere sul 7. E' meglio.


Posted by alessandro grimaldi at 17:33 CET
Updated: Sunday, 2 December 2007 23:28 CET
Post Comment | View Comments (3) | Permalink
Tuesday, 18 September 2007
Attila ¿t 75.000 fiorini
Tra un po' è Natale e si brinderà tutti. Brindare si dice koccintani, ma anche il semplice brindare è un pò complicato in Ungheria: l'ungherese un po' più puro si sentiva in dovere di non brindare a birra fino al 1998, quello ancor più puro  ancora non si permette.

Il tutto per qualcosa avvenuto giusto sotto la casa che ho visto ieri, tra Deli Palyaudvarm, la stazione sud, nella sua bella architettura di regime, e piazza Mosca. E' sul Vérmező, il bel parco verde di Buda; Vérmező è un nome tragico, alla lettera è campo di sangue, è qui che gli Asburgo fucilarono i generali della rivolta del 1848 e poi brindarono con un bel boccale di birra, accostando fragorosamente i vetri come si conveniva. Il magiaro giurò di nn brindare urtando i bicchieri per 150 anni da allora.

E' da queste parti che sono oggi,  un mio amico mi mette in contatto con una Neni (zia) che ha un giro di case, prorpio lì sul campo di sangue, in Attila ùt (non il poeta Joszef Attila, morto suicida a pocopiùditrentanni; ma per il noto ristorante da Attila, come Dob utca nel mio amato VII distretto, -dob=tamburo- per il ristorante ai 3 tamburi, della Pest dell'800).

La casa non va bene, la Neni alza il prezzo spacciando un alto interessamento da un'ambasciata del lontano oriente. Magari vado a farmi una birra; da domani inizierò a guardare gli annunci da straniero.

P.S. la storia del post è veramente bella, ma è un po' tutta una balla, un attenta lettrice mi dice che non è vero niente, nel campo di sangue  furono si' fucilati generalimagiari, ma della rivolta antiasburgo precendete, quella di fine 700, guidata da Martinovich. Cercherò di fare più attenzione alle fonti e cambio informatore. prometto.  Attento caro lettore, il problema dell'informazione moderna è che ce n'è troppa. Ma per fortuna ho cari e affezionati lettori. Köszi, Edit. un mazzolin di fiori di bodza per te..


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Sunday, 13 January 2008 17:11 CET
Post Comment | Permalink
Saturday, 15 September 2007
2. Budapest II, Bimbò ùt, 35 m2

Bimbò finora erano per me i bimbòkaposzta, alla lettera ‘germogli di cavolo' che tutti siam poeti, che sta per cavolini di Bruxelles, a volte a prezzo superscontato al supermercato, di cui sono ahimè diventato ghiotto.

Mabimbò alla lettera è germoglio e via del Germoglio, Bimbò ùt, è anche una delle vie note di Buda, una strada che che dal Margit körüt, dal Machwert park, si inerpica verso il paradiso delle colline di Buda, la zona verde e residenziale della città, (il Rozsadomb, la collina delle rose, il Vèrhalom, Pasareti), dove vivono i ricchi e i famosi, compreso il primo ministro..

Ho avuto un'occasione per un monovano qui e ora con la mia accompagnatrice (il mio contatto) sono a fare un paio di isolati per una salita ripidissima costeggiata da stupende ville ottocentesche, tanti alberi e un aria tersa e pura che a Pest è un ricordo di quando giravano gli omnibus. L'indirizzo è giusto ai piedi della salita, ai margini del paradiso.

 Buda è una città e Pest è un'altra città. Pest era la città dei commercianti, dei borghesi  degli operai, degli ungheresi. Buda la città dei ricchi e degli aristocratici e dei tedeschi. La padrona di casa che ci mostra l'appartamento è difatti un donnone tutto d'un pezzo, con la voce grossa, che ci indica con orgoglio i pesanti arredi in noce nero dell'androne del palazzo. Accanto alle cassette delle lettere c'è una maiolica di dubbio gusto, che ha conferito il titolo di palazzo di interesse nazionale allo stabile.

L'appartamento è al terzo piano; prendiamo l'ascensore, questo invece si un gioiello, due specchi eleganti  e i passeggeri seduti su una panca imbottita con drappo rosso, come nei film di Lubitsch. in tedesco ascensore è anche schellstuhl, cioè sedia veloce, tra  pochi ricordi dei miei corsi di tedesco.

 Il monovano è un bell'ambiente, con i finestroni che si affacciano sulla salita, e ci sono le colline in lontanza, non proprio lo spettacolare panorama promessomi con orgoglio quando me l'avevano descritta. La signora inizia a elencarmi i mobili che forse puo' farmi avere, forse anche una piccola scrivania, ma io ho lo sguardo mogio, oltre al vano e il bagno c'è giusto ‘una stanza per il te', ovvero una stanzina lunga 1 metro e larga mezzo metro o quasi, con un lavello piccino, dove giusto puoi prepararti un te, impossibile farti anche 2 spaghetti al burro. Imparo cosi' la parola ‘garzon', che per noi è piedaterre, garconierre, ma a me serve un posto dove vivere ed abitare.

Ringrazio e me ne vado, prendendo le scale. L'ascensore non lo possiamo prendere, va solo in  una direzione, all'insù, verso l'alto. i signori di Buda.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Post Comment | Permalink
Saturday, 8 September 2007
1. Dohany u., 45m2, 50.000 HUF
Dohàny utca, la via del Tabacco, ad angolo con Szovetsegi utca, la via della Federazione. Il mio amato 7° distretto.

Il mio contatto è Csaba, l’amico di un’amica di un’amica. Lui ha fatto un mutuo e se ne va ad abitare all’imbocco dell’autostrada, dice per darmi un indicazione. Ma in realtà in una città come Budapest, che a inizio secolo era ricca e con tutte le infrastrutture pronte, vuol dire non poi tanto lontano, giusto dopo il Varosliget, il parco municipale. in 40 minuti a piedi sei a Oktgon, di buon passo magari. Come quasi tutte le case della Budapest semicentrale è dei primi del secolo, coi soffitti alti più di 3 metri in cui ti senti un re, e bei finestroni da cui si vede uno degli scuri palazzi di Pest, con i decori ornamenti finesecolo.

Csaba parla un inglese gentile e docile ma mi fa trovare la casa a soqquadro, il mobilio è in parte tutto suo compreso lo specchio; per me solo tanto ciarpame sparso e orribile che pe di piu’ la proprietaria non vuole assolutamente venga buttato. Praticamente in casa è tutto a doppio, esempio la rete e il materasso sono suoi, mentre l’orribile divano-letto accanto (non sopra) il quale ha piazzato il materasso no. Mi mi aggiro a stento tra i mobili e i pezzi di computer vari con cui lavora sparsi per la casa..,

 Metà bagno è occupato da  un cubo enorme e bianco, che Csaba non ha mai usato. E’ un’asciugatrice.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Post Comment | Permalink
Wednesday, 5 September 2007
Cerco casa

"Cosa farai appena torni in Ungheria?" mi hanno chiesto spesso.. e credo si aspettassero una risposta romantica e standard, del tipo andro' in quel'appartamentino da quegli occhioni dolci o andro' a guardare il Danubio da quella panchina di Batthyany tér.. no cari amici, io sono un tipo pragmatico, e pensero' a cercarmi casa, chè entro un mese devo lasciare la mia (ex) casa egittologa e se non mi sbrigo posso pure ritrovarmi, come diceva il buon Giuseppe, sotto l'Arpad hìd, il ponte Arpad, che dormo abbracciato a una bottiglia a dire a un poliziotto che sta parlando con uno che ha conseguito titoli postuniversitari in Italia..

 

 Quando a 22 anni decisi di tagliarmi i capelli di netto, fu facile distinguere chi mi aveva in amicizia. Quelli che mi volevano un po' di bene mi chiesero se mi sentivo meglio cosi', gli altri dissero che era finalmente ora.. Qui gli amici sono quelli che mi hanno dato una mano con la ricerca di casa nova in terra straniera, hanno spinto i tasti del cellulare o hanno mandato una mail in giro, gli amici sono Klara, Szilvia, Csaba, Zsolt, Gabriella e Clemence, e altri (P.S. questi son tutti nomi veri).

 

Un paio di indirizzi pronti li avevo allora già dall'aereo e nella prima settimana mi illudo che abbia fortuna e non cerco tanto in giro. Mi illudevo. La ricerca invece dura a lungo e credo han ragione gli anglofoni che la chiaman "caccia alla casa".

Quando ho cacciato case in Italia ho visto tante cose incredibili. E anche ora a Budapest.

Quella che seguirà è la fedele cronaca di quei giorni..


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Post Comment | Permalink

Newer | Latest | Older

submit blog segnala il tuo blog su blogmap.it Places Blogs -  Blog Catalog Blog Directory Blog Directory & Search engine Travel Blogs - Blog Top Sites a href="http://www.blogarama.com/">Blogarama - The Blog Directory blog search directory Find Blogs in the Blog Directory Listed in LS Blogs Blog-Show la vetrina italiana dei blog!