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Wednesday, 20 November 2013
Il domani non arriverà

al mercato cinese di Budapest, il più grande dell'Europa centrale, il giorno prima della probabile chiusura.. 

Sembra un giorno come tanti, e lo era anche stamattina, quando ho perso il mio tram 37 a cui son tanto affezionato e ho dovuto ripiegare su un numero più scontato e normale, cosa che nn fa per me, il 28, . E dire che volevo prenderlo nel pomeriggio al ritorno dal lavoro, perhè voglio andare in un posto importante assai. Vuol dire che ci passerò ancheall’andata e ci butterò un occho non distratto.  Ci passa e dò uno sguardo dal mio tram giallo allora: tutto insolitamente normale, come nei miei ricordi di cucciolo a Budapest.. stesse scritte, stesse facce, stessa gente, stessi colori, tanto poi ci torno, ma  è strano ..

Le stesse facce del pomeriggio o quasi, come quel tipo salito lì alla fermata allangolo con l’Hungaria Korut, giusto davanti al grande murales con i Gorilla,[gruppo musicale di quando già non ero più giovane] dove Budapest finisce di essere Budapest e inizia a somigliare un po’ a una cittadona siberiana con le grande strade, i capannoni e il cielo grigio.. Sale il tipo,distinto, occhialetti, riga a lato, si sitema accanto a donne con enormi buste nere strapiene de pesantissime, due estremi del posto dove stiamo andando,il più grande mercato cinese all’aperto dell’europa orientale, che dovrebbe chiudere i battenti domani.. Che ormai la zona dov’è fa gola a molti, siamo quasi in centro e vicino a spazi verdi, strade e mezzi di comunicazione e … Il tipo dai tratti orientali, alto perché nn tutti i cinesi sono bassi ovviamente scende insieme a me duefermate dopo, a quella fermt che si ciama come il numero civico, Kobanya ut 31, si scende e c’è n chioschetto cinese, poi l’ingresso est del grande mercato cinese...

E’ come se la notizia qui nn fosse neppure arrivata, tutto come sempre, certo, con tutte le baracche aperte, i corridoi stretti di bassi tetti im lamiera, i container in fondo, zingari e sfaccendati un po’ ovunque, tanti asiatici ma tanti tratti somatici diversi he l’Asia è grande assai e qui i vietnamiti la fan da padrone, e il Vietnam sappiamo che era Nord e Sud..  Quasi all’inizio all’angolo degli arabi con un faccione pelato dalla pelle caramello in TV e le sovrascritte arabe e i cambiavalute, poi i soliti visini delicati di eterne ragazze o sguardi furbi di cinesi coi capelli a spazzola che sbucano da montagne di pacchi di 5 calze a 1000 fiorini o giubbotti coloratissimi. Quest’anno vanno alla grande anche delle calze da donna che nn ho ancora capito da che parte si indossano ma nn imprta ormai… Insomma niente funerali, gente che smantella la baracca, visi lunghi o un almeno po’ tesi. A day in the life dello splendido mercato cinese, in tutto il suo splendore da favelas quasi al centro della città, che dovrebbero dichiarare patrimonio architettonico nazionale “perchè conserva il patrimonio culturale e tradizionale di una delle minoranze che tanto hanno contribuito a dare a Budapest l’aspetto che noi tutti amiamo..”.

Ho pochi soldi nel portafoglio e non posso comprarmi quegli scarponcini che ho sempre sognato o provare a tirare sul prezzo di un Samsnung T5.. mi faccio però tentare da un paio di guanti di lana ricamati a 1 euro (299HUF) e 5 paia di calze da uomo in varie tinte tutte virilissime dl blu notte al grigio nebbia in offerta a meno di 500 fiorini (499).. il tizio che me le vende è la tranquillità fatta persona... Mi scappa in un ottimo ungherese “che avverrà in futuro? Resterà tutto?” non si scompone diavolo di una tigre cinese “Si resterà tutto” detto con la tranquillità dei forti e di chi ne sa più come se avesse letto il giornale del giorno dopo in un film in bianco e nero di Frank Capra. La sua tranquillità si effonde anche nel mio animo irrequieto e gli rispondo:“Ne sarò molto contento”, sir… Giro un angolo di questo labirinto di tetti bassi e zainetti rosa, eccoli tra una nube di fumo, tutti inginocchiati giocatori e astanti attorno a uno scatolone di cartone rovesciato a sbattere fortissimo le carte per terra. SCIAFF!. Poco più in là spuntano due attentisismi e impassibili davanti a  una tabella con diegnata una griglia geometrica curiosa e poche pedine con ideogrammi sopra… una partita a scacchi cinesi o che diavoloneso.

Ho una meta comunque, una sosta in questa cavalcata di 1500 metri in linea d’aria guardando per terra e per nn incrociare sguardi pericolosi che ogni tanto mi concedo per sentire appieno sulla mia pelle la grande città. La meta è il bugigattolo vietnamita all’altezza della penultima porta, dall’altra parte dell’ex enorme ciminiera della fabbrica automezzi Ganz… uno dei punti di riferimento di tutto il quartiere… Qui dal vietnamita, dove guardandoun po’ in giro riesci a riconoscere gli scartamenti ridotti dei binari che dalla fabbrica portavano direttamente ai binari dell’ex prima stzione ferroviaria di Budapest, qui c’è il cibo dell’estremo oriente migliore di Budapest.. con le sue panche di legno chiaro, metà negozio di alimentari cinese e metà tavola calda. Negozio di alimentari è una parola grossa, il mio ricordo che resterà sono i grandi sacchi da 15 kili di riso nel mezzo, accatastati, e tutta quella verdura verde scuro lì esposta, giusto accanto alle panche, di una qualità che gli ungheresi snobbano o non coltivano, una specie di cicoria o rapa di cui evidentemente i vietnamiti fan largo uso. Mi siedo su una panca tutta vuota, davanti a me una coppia di giovani, si parlano in inglese con lui figo e dall’aria ben nutrita e lei biondina. Dietro un gigante dagli occhi a mandorla. Ho ordinato alla signora, spaghetti di riso, la signora piccolina, ovvio, nel suo golfino viola. Qui certo la specialità sono le zuppone vietnamite, porzioni enormi, almeno un litro di zuppa dai colori fantastici tagliatelle bianche e straccetti di carne, e soprattuto vederli mangiare da questi qui accanto che mi sa che ne capiscono piu di me di tipicipiatti della tradizione indocinese.. E di certo hanno un sapore che nn ho mai sentito in vita mia, per me fortissimo e pungente che nn ho ancora capito se venga da una radice o unerba o che so-io e che mi resta in gola almeno per un paio di giorni, ma devo dire sembra di essere a Saigon… arrivano due ragazzini anche loro occhi a mandorla, un po’ nerds, un po’ figli di questa gente, insomma budapestini ed europei, miei fratellini, si sfregano le mani quando arriva il loro zuppone, dal bel color rossiccio, gridolini disoddisfazione, foto con o’smartphone.. il titolare porta sacchi di riso, li scarica a terra. Io rimango affascinato dallo zingaro di mezza età, seduto fuori in un angolo dietro ai container. Questa è la ua casa. Qualcuno lo chiama da fuori, “Zio!!  tutto benea anche oggi?…” i veri padroni dlel’isolato sono però i due enormi gatti grigi che attraversano il vicolo con eleganza e vengono a stiracchiarsi di fronte a me..Il gigante se ne va, si sistema su una sedia a rotelle ,che trascina muovendo i piedi… Da dove sono posso buttare un occhio anche in cucina. Vedo l’enorme pentolone della zuppa, una grande ventola, che anche qui in teoria sono in regola con tutte le normative della ASL. Poi arriva il mio piatto, avevo avuto il coraggio di chiedere una porzione piccola e ho un piattone davanti di spaghetti di riso con soia, coriandolo, erbetta cipollina cinese e anacardi .diavoli. il saporaccio c’è sempre, ma meno forte. Forse sono questi germogli di soia grandi come tronchi. Pago. Mi chiede 1000 fiorini. Ricordavo meno. Provo a chiedere anche alla signora in viola se il suo futuro lo vede rosa. Prima fa finta di nn aver capito, poi dice “chissà, vedremo da dopodomani.” Vedremo.

Esco per riprendere il tram. Davanti il palazzo celestino ex dei manager della Ganz Holdng. Anche questo cinese da 15 anni, con un paio di nuovi cartelli in ideogrammi..

 

per qualchenotizia in più sul mercato cinese andate qui http://laltrabudapest.wordpress.com/2013/11/21/le-4-tigri-di-budapest/  


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 CET
Updated: Friday, 22 November 2013 13:41 CET
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