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Wednesday, 29 June 2011
Màrk e il giro delle bettole

Allora vediamo un po’, tornavo dal lavoro, vedo una collega davanti, una con cui nn ho mai parlato. Madonna com’è facile nn parlarsi al lavoro. È carina e dolce e mi fa paura, perché ha la mia età, ma si vede benissimo che non è piu’ una ragazzina, eppure nn ha fatto niente di che nella vita, tipo credo niente figli, nő lavori usuranti, ha i capelli corvini e l’ara un po’ sciupata, se nn ci fosse Facebook nn avrei neanche saputo che parla slovacco anche lei.

La notte prima nn è che avevo dormito molto e avevo gli occhi gonfi e stanchi. E anche lei ha gli occhi gonfi e stanchi quando la raggiungo. Cerco di fare il simpatico nel breve tratto che ci porta dal luogo di lavoro alla fermata del mio beneamato tram 37 Poi si infila nel sottopassaggio di Kobanya felso. Bene.

Verso casa, 30 minuti di tram dopo, appena svoltato dal Nagykorut in Dohany utca, appena superati i satiri con gli zoccoli che reggono i lumi fuori dal New York kavezo, vedo Markò, con degli occhiali da aviatore che gli coprono tutto il volto, finge di nn riconoscermi e mi passa accanto e lo colpisco col rotolo di giornale che avevo in mano. Si leva gli occhiali da aviatore, anche lui ha lo sguardo pesto e pesante. Nn ci vediamo da 8 mesi, da quando ha deciso di non venire più al Vittulà. Hanno litigato. Si. E’ successo che i camerieri fattisi gestori si erano rotti di vedere i clienti fissi passare da dietro al bancone per mettere il soprabito e volevano mettere un guardaroba, 100 fiorini. Cose dell’altromondo. Allora Markò si è incazzato davvero e ha giurato che nn ci avrebbe messo più piede. Dev’essere stata una grande scena e io me la sono persa..

Allora decidiamo di andare a giro una sera per recuperare il tempo e le birre perdute. Si inizia da uno di quei posti dove nn sarei mai andato, uno di quei posti nuovi che sono nati negli ultimi due anni accanto al Szimpla, e hanno reso almeno quel lato di via Kazinczi troppo illuminato. Si scende giù, il posto è strapieno di chincaglierie dei bei tempi, sono anche in vendita, la figa dietro al banco, accanto al frigo è carina e dolce. Ma il posto è tristemente vuoto, fa già caldo e solo noi tre scenderemmo in questo posto claustrofobico tra chincaglierie del passato regime. Fatto sta che ci accomodiamo su delle poltroncine in linoleum..

Markò è la cosa più vicino a Nicholas Cage in “Cuore Selvaggio” di David Lynch che io abbia incontrato a Budapest, e ne ho incontrato di tipi al Vittulà. Andava in giro con un cappellaccio, un cappotto di pelle marrone, molto consunto e una sacca legata in cima, come i marinai.. e pensare che è il figlio ribelle di un pezzo grosso della TV di stato.

Ora Markó se la fa a “L.C.” un posto di fronte alla grande sinagoga. Sembra buono. Qualcuno della tarsasag  (gruppo di amici) è un nazista o quasi, Markò si  è ritrovato anche  a qualche raduno di bikers dove per un po’ ci rimetteva la pelle per aver gridato qualcosa di troppo. Nn ho capito bene ma fino a poco tempo fa Markò per vivere si accompagnava una compagnia teatrale itinerante, nei sperduti villaggi della Transilvania, o almeno io cosi ho capito o nn ha voluto spiegarsi meglio. Ora almeno fino all’estate resterà in città, dice. Una volta l’autista che lo riportava a Budapest ha cercato una puttana su internet e si è fermato in un villaggetto sperduto a metà strada, vatti a fare un giro, ragazzo, ci rivediamo qui tra un paio d’ore. La cosa piú memorabile  gli è capitata il primo dell’anno. Picchiato da un croato, metà croato e metà ungherese, perché parlava in tedesco e inglese con degli stranieri, lui che è ungherese. Si è ritrovato con un labbro spaccato. Questo croato era grosso e cattivo. Poi come in Guerre stellari i clienti dopo essersi girati per un attimo si voltano e riprendono le loro conversazioni e la musica continua. Va a casa a sciacquarsi, torna e quello è ancora lì, parla col barista, gli sguardi gli fanno capire che è stato lui che se l’è cercata. Cerca di fare il duro ma poi verso le 2 va al traumatologico, deserto, lunghi corridoi con le porte chiuse. Esce con il labbro ricucito solo verso le 10, il dottore mentre gli metteva i punti sorrideva all’infermiera e l’infermiera faceva una sega al dottore, a sentir lui..

Poi si va al W., una vera vecchia birreria, senza insegna, fumo, gente che vuole sentirsi ai margini della società, dove il sabato si fila la fila dice Markò, sempre lì nel VII distretto, il proprietario  è il famoso campione di canoa W., che ha dominato la scena per 10 anni e più, ha vinto 5 o 6 mondiali ,ma poi alle olimpiadi di Mosca, le sue olimpiadi, nn ha manco preso una medaglia. Lì Markò ha un suo conto, cioè beve a credito, il tizio gli segna i bicchieri di vino rosso e soda su un blocchetto. Markò mangia quando capita, questa volta i famosi panini di W. con la cotoletta, che il campione frigge personalmente e che gli offro in segno di amicizia. Si parla di politica, di governo, di una di quelle cose pseudo fasciste che la gente ormai accetta perché si disinteressa pian piano di politica..

Attraversiamo di nuovo le 4 corsie della Rakoczi quasi senza guardare e torniamo nelle scure strade di Pest, a Puskin utca, che ancora è rimasta, dopo che hanno cambiato nome a piazza della Repubblica e piazza Mosca. Questa è zona sua,abita qui dietro, il basso VIII distretto, zona di vecchi residenti e giovani tedeschi o stranieri. E qui hanno aperto il H.,  quasi birreria ceca, in via Puskin a Budapest. H. è un posto che nn capisci bene cos’è, nn capisci se la birra è davvero piu’ buona, nn capisci se la cameriera è troia come sembra, nn capisci se c’è gente vera o no, l’unica cosa che capisci è che hanno fatto bene a tenere quei mezzi separè che qui c’erano sempre nei posti vecchi. Ed è qui che mi accorgo di cosa vuol dire uscire a bere con amici alcolisti, che dopo una quantità ragionevole tu ti senti al limite, mentre loro nn sono nenache a metà del cammino…

Si va in uno dei posti nuovi che stanno aprendo qua, se i negozi 24 ore che erano spuntati come funghi ad inizio anni 80 sintomo della libertà di piccolissima impresa che c’era, ora invece spuntano kocsme (bettole) aperte 24 ore su 24, che sono in fondo una liberazione, se sono le 3 ed esci dall’ospedale dove hai accompagnato la tua ragazza, lei è stata ricoverata lì e tu ti devi prendere almeno un Unicum e una Aszok piccola prima di tornare a casa.

E poi la brutta gente è già a casa per riposare e ricominciare un’altra brutta giornata, resta solo la gente della notte, come Markò. Qui io prendo solo per compagnia una birra piccola piccola, mentre lui prende una birra grande e un unicum, dopo 10 minuti le birre diventano due. Le ultime birre gliele ho offerto tutte io, ha finito i soldi, ma era inaccettabile contarsi le birre o fermarsi ora. Ha stile, un aviatore a riposo dopo la prima guerra mondiale, disadattato. Si intromette nei discorsi del tavolo accanto, con una lunga esposizione filosofica, mentre loro parlavano di cose normali. Inutile dire che fa subito colpo sulle ragazze.

C’è solo un altro cliente, solo, con pochi capelli, messo male. Si intromette e Markò gli risponde con ironia troppo tagliente. Si fronteggiano un po’, poi uno lascia. Sgattaiolo fuori e torno nel mio distretto.

ti interessano le bettole di Budapest? clicca


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Friday, 16 December 2011 00:03 CET
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