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Sunday, 29 July 2007
Nuovo tipo umano

 

Sbrigando le busta della spesa, trovo che la carta di giornale in cui sono avvolte le verdure vengon dalle pagine culturali di Repubblica del 22 Ottobre 2006. Evidentemente i commercianti delmio mercato di fiducia, a bari,hanno un elevato livello di istruzione ed un sincero amore per i dibattiti culturali, conservano a lungo gli articoli che ritengono più interessanti e infine li rimettono nuovamente in circolazione, chè altri li leggano, dato che sono anche appassionati dell’etica del book-crossing.

Ma il 22 Ottobre 2006 era un giorno speciale per chi vive in Ungheria, era la vigilia del 50enario della rivolta d’Ungheria, del '56, e "Repubblica" ospita nelle pagine culturali un’intervista di Paolo Rumiz a tale Jozsef Barna (Giuseppe Bruno), uno che ha vissuto il 56 a curar feriti negli ospedali di Budapest, e poi fu tra le migliaia di ungheresi che al ritorno dei sovietici scapparono avventurosamente oltre il confine austriaco.

La riflessione sulla società che Giuseppe Bruno ha lasciato e ritrovato 50 anni dopo, lascia interdetto l’autore del blog per l’assoluta sintonia con i più recenti post ed il suo umore recente, ed è:

"Quelli che rimasero erano diventati un nuovo tipo umano:grigio, spaventato, obbediente, acritico, eterodiretto, incapace di azione autonoma, insuperabile solo nel mascherare le emozioni e parlare in modo obliquo" (intervista a Jozsef Barna, Repubblica 22.10.06)


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Friday, 3 August 2007 15:48 MEST
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Wednesday, 25 July 2007
Le parole giuste

Sono a Bari per le vacanze, ma il blog continua, perchè ho ancora tante cose da raccontare non dette, pensieri che mi passan la mente. Qui parlo con la gente, di Ungheria, e dico le cose belle e le cose brutte.  Cerco di farmi capire qui con gli amici pugliesi e non è facile. Ma da ora per le cose brutte ho trovato le parole giuste, in una raccolta di editoriali sul Central Europe review. Il primo articolo della raccolta è l'ultimo in ordine di tempo. Parole che condivido e riporto qui sotto e credo che ci tornerò sopra piano piano in questi giorni, soffermandomi parola per parola e portando i tanti esempi della mia pluriennale esperienza centroeuropea.

Per descrivere la società in breve di solito citavo un episodio dei Simpson: il nonno ha ereditato per la morte di Bea molti soldi, ha deciso di spenderli per il bene della comunità e c'è una lunga fila di gente che gli propone come spenderli. Il signor Burns gli consiglia di spenderli nella locale centrale nucleare, Lisa vuole un pony, lo psicanalista pazzoide vuole, invece, cosruire una cella in metallo da porre sul fondo del mare in cui rinchiudere un neonato. Il cibo gli verrà portato attraverso un condotto e deboli scariche elettriche passeranno per il pavimento a intervalli regolari. Il neonato verrà fatto risalire al compimento del 18esimo anno. "E a che servirà questo esperimento?" chiede nonno Simpson. "Vogliamo dimostrare che il soggetto avrà una personalità disturbata, con problemi relazionali e un grosso risentimento verso la vita."

Le parole giuste invece sono:"E io credo nella malevolenza e impurità di gruppi di individui che hanno vissuto e sono stati soggetti a prolungata corruzione e influenze patologiche. I processi storici esigono un prezzo esorbitante. Ideologie, indottrinamento, totalitarismo, autoritarismo, economia centralizzata, statismo, militarismo, nazionalismo maligno, occupazione – tutto ha il suo prezzo. E la moneta è la mentalità della gente, la loro salute mentale, i processi di socializzazione e, infine, la fabbrica sociale. Sotto una sottile patina di cultura – le masse sono state inselvatichite, l’individuo frantumato in polpa morale.

Io credo nelle patologie di massa: isteria di massa, scompensi della personalità di massa, psicosi di massa. Io credo nella comune depravazione, nella venalità onnipervasiva, nell’inspiegabile male della società e degli individui che la compongono. Io credo nell’osmosi del male, nella diffusione della cattiveria, nella corruzione dell’anima. In breve: io credo in società malati terminali, le cui prospettive di recupero sono nulle. L’unica speranza è la morte, non nel senso astratto della parola, ma nella reale morte e decomposizione di tutti quegli individui che formano l’intera “generazione del deserto” e l’emersione di una nuova generazione, meno contaminata."

                                               (Sam Vaknin, "Central Europe Review" volume 2, issue 4)

 

 


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Sunday, 29 July 2007 21:49 MEST
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Thursday, 5 July 2007
http://budapest.cafebabel.com/it

Cari affezionati lettori del blog,

è mio piacere annuciarvi la nascita di un altro blog gemello, sempre tenuto dal vostro affezionatissimo autore e sempre su Budapest,,  all'indirizzo http://budapest.cafebabel.com/it/

E' nato un mesetto fa, ma lo annuncio solo ora. Come tutti i progetti nascenti, la linea editoriale è ancora in via di assestamento. A regime dovrebbe diventare un blog più giornalistico, in cui commento il fatto politico o sociale della settimana, con gli occhi di un "Europeo" come mi dicono qua.

Il Vittula, i miei sigari, le mie citazioni, le cose che mi fanno pensare, resteranno solo per voi,

con affetto, 

A. 


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Wednesday, 11 July 2007 17:47 MEST
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Saturday, 30 June 2007
E' solo rock and roll

Alle 6.30 mi squilla il cellulare. "Cosa fai? Sono a passeggio sull'Andrassy, ma proprio in mezzo all'Andrassy, a cavallo delle 4 corsie." Rido. E' quasi un'abitudine, è già successo quest'anno alla Budapest Parade, ai funerali di Puskas, al cinquantenario dei fatti d'Ungheria. L'ultimo sabato di Giugno invece  a Budapest si puo' camminare sull'Andrassy perchè c'è il grande concerto della Magyar Telecom. Prosaico? bè il concerto è in piazza delle sfilate, la Felvonulas tér, sfilate dei bei tempi dei bambini col fazzoletto rosso al collo e la piazza delle salve di fucili al cielo per le ricorrenze ufficiali.

 Ieri invece c'era Brian Adams, il Pupo a stelle e striscie. certo un Pupo senza il vizio del gioco, ma anche lui ha un bell'accento (yankee) e fa il ventenne nonostante i suoi bei 47 anni. Eppure ho imparato a rispettare di chi imbraccia una chitarra ritmica e si mette a fare del rock classico e mi diverto assai. Come l'altra settimana che ero ad un matrimonio, e a fine serata, con la sala ormai vuota e le suocere che impacchettano tutto, un nuovo gruppo sale per suonare, il cantante prende una chitarra classica e fa degli swing di chitarra classica: Faith degli Wham, e sono il primo a rientrare in ballo.

Al concerto tra centinaia di migliai di persone ci incontro un amico che non vedevo da Marzo. "Sei molto più pensieroso dall'ultima volta, sai Alessandro..Ho capito tutto" fa, "è il governo!". Provo a fargli intendere che ho ben altro per la testa ma nn lo fermo e mi sommerge di critiche a quella cricca di miliardari che ha occupato le stanze del potere per giocare a monopoly e buttato la chiave. "Sai l'altra volta in un cinema ho incontrato un'americana in un cinema, quando le ho detto come stanno le cose davvero è sbiancata e..." Annuisco. Povera figlia.. Non è che all'opposizione ci sia il nuovo De Gasperi, vorrei replicare, ma sono ospite in Ungheria e questi discorsi me li sento fare spesso, specie tra i pocopiùchetrentenni.

E ieri ho capito qualcosa in più. Mi racconta di quando aveva 18 anni e fece lo scrutatore alle prime elezioni libere, nel 90. Capisco nei miei foschi pensieri le speranze che poteva avere allora un giovane e la disillusione per la politica di oggi, in cui chi ha più soldi vince le elezioni, e in cui l'esecutivo ha un potere enorme, e la forma "parlamentare" è solo sulla carta, e come possa sentirsi adesso...

Al matrimonio mentre si parlava di donne un altro mi aveva fatto: "Ma c'è qualcosa più importante delle donne" Non si riferisce al loro organo sessuale, come credevo di primoacchito, no,  lui pensava alla forradalom (alla rivoluzione).. 


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Thursday, 5 July 2007 15:14 MEST
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Wednesday, 20 June 2007
Sonate per un mondo migliore

    L’altro sabato amici mi danno appuntamento al Godor, per una birretta, “c’è il Globfest, lo sai no?” “Certo” rispondo, ma non lo sapevo mica...

Arrivo un po’ tardi, il Godor è sempre un bel posto, a fatica mi stacco dal complessino jazz di giovanisismi accampati sui prati con un po’ di lattine di birra, sempre sotto lo stesso albero, come ogni weekend, e cerco gli altri.

Il Globfest, al contrario del nome è il festival noglobal, e sembra come tutti i festival noglobal del mondo, qualche capellone, qualche bongo, banchetti per il commercio equo e solidale, libri su come dovrebbe essere un mondo migliore, bevande tipiche della foresta amazzonica per accompagnare tartine alla carota biologica.

Cerco i miei amici all’interno, dove, prima dei concerti etnici, si stanno tenendo 3 dibattiti (che qui si chiaman tutti tavole rotonde, come i cavalieri, anche la “Costituente” ungherese del dopo 89, richiamava cosi). I dibattiti sono in inglese e ci saranno al massimo cento persone tra tutti e tre, fuori è una cosi bella giornata.. Salto a piè pari il primo tavolo; nel secondo si parla di OGM, il dibattito è acceso, c’è un tipo simpatico coi baffi bianchi che si infervora. Nell’ultimo c’è una sedia libera vicino a una tipa interessante. Un uomo magro parla di cambiamenti climatici e della fortuna che abbiamo avuto che siano coincisi proprio con la scarsità di risorse fossili. Non sono d’accordo e per un po’ accarezzo l’idea di alzare la manina per replicare, ma educatamente mi trattengo.

Poi raggiungo gli altri al primo tavolo, c’è Chico Whitaker, mi dicono. Chico Whitaker è il bel nome di un utrasessantenne, come vorremmo tutti essere, una bella barba bianca, occhi azzurri, sguardo acuto, dolce e felice si direbbe. E’ una dei pilastri del World Social Forum, braccio destro e amicone di Lula, come recita la breve nota biografica sul depliant del Globfest. Inoltre, il tipo magro di prima era Wolfgang Sachs, sociologo tedesco, uno dei massimi esperti mondiali di sviluppo sostenibile (la prossima volta sarò più attento, lo giuro) e il signore coi baffi era giusto Jose Bovè, francese, forse ilpiu’ famoso politico europeo radicale antiglobalizzazione e antiOGM, che mi sorpassa sulle strisce pedonali di Bajcsi-Zsilinski mentre me ne vado; look tipicamente magiaro grazie ai baffi, se non fosse per la pipa tra le labbra..

Insomma al globfest di Budapest tra bongo e tartine biologiche ci sono i massimi esperti mondiali che lottano per un mondo migliore. Questa è Budapest.

Ma Budapest è anche quella della ventina di persone che assistono al dibattito. Una ragazza timida che chiede come si fa a fare un’associazione davvero partecipativa. Poi un tipo sporco con gli occhialoni anni 70, una specie di Gene Hackman esteuropeo, dice di aver studiato a lungo il problema e di aver mandato un plico con la soluzione di tutti i problemi dell’Ungheria e dell’economia mondiale al primo ministro,ne da’ gentilmente una copia a Chico e si siede in prima fila..

Poi si parla di Chavez (Chico non è che lo ami tanto, risulta) ma io son colpito da un tipo in fondo: riga a lato, camicia e cravatta verde Regimental. Lo conosco. E'vestito come ieri, l'ho visto ieri, mentre uscivo dalla metro del Ferenc korut. Dalle scale mobili sentivo un violino, un pezzo difficile, stridulo, contemporaneo. E quest'uomo con la riga a lato e la cravatta che lo suonava con accanimento, per pochi fiorini, con la custodia davanti a un capannello di gente.

E io tra loro.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Friday, 29 June 2007 00:46 MEST
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Sunday, 17 June 2007
Sing a song

“Quattro giorni in casa. Mi rafforza. Quando esco la prima persona che incrocio mi diminuisce del 50%.” (Charles Bukowski)

  

Giorni fa uno in un pub mi fa “Sei italiano?, allora canta una canzone, Dai canta”. con cattiveria.

E’ in questi momenti che mi sento straniero, e so che l’uomo è cattivo anche in Ungheria. Del resto non sono mica come leggevo, credo da Roth: “Era giovane, credeva che tutti dovessero essere buoni con lui”

Il blog parla sempre più di buoni libri e di Vittula, la mia Budapest ora è questa. Al Vittula io sono quello che legge un libro e fuma un sigaro. “Alessandro, posso mettere la scatola vuota di Garibaldi (i più economici sigari toscani) qui sulla mensola tra le bottiglie  dietro il banco? Per il Vittula. ”mi hanno fatto giorni fa. “Zsolt, è un onore” rispondo.

L’altra volta al Vittula, in un libro già citato nelle pagine precedenti, ho colto forse il più grande contributo dell’Ungheria alla letteratura del 900 e prontamente ve ne faccio partecipi.

 Era sabato, il venerdi’ sera avevo dato troppo e allora al sabato qualcosa di tranquillo, vado lì per una birra, saranno le 20.30. Sorpresa sorpresa il Vittula è quasi vuoto. Il Vittula è cosi’ E’ estate e van di moda i posti all’aperto e poi gli affezionati lo popolano durante la settimana, come casa propria, magari tutti i giorni, ma il sabato è un giorno diverso. I fighetti e gli studentelli da finesettimana da Sballo, non se la fanno qui, magari vengon dopo le 4, quando tutto l’altro tace. Alle 21.30 viene un ragazzo a prendere un caffè, poi va in bagno, anzi no, si informa e poi si sciacqua le mani e beve dal rubinetto dietro al bancone.

C’è da premettere che uno dei nomi facili da ricordare a Budapest è Semmelweis, medico, dell’800, nato a Buda (al Taban), studi a Pest, diventa dottore, uno dei grandi della storia della medicina. A lui è dedicata la Facoltà di Medicina di Budapest. La biblioteca della suddetta facoltà ha una fama particolare, lì era direttore fino all’89 Antall Jozsef, primo ministro ungherese delle libere elezioni post comunismo.

Dunque, io Stavo leggendo qualcosa su Celine, Louis Ferdinand Celine, uno dei geni letterari del secolo passato, volontario nella prima guerra mondiale, disertore, medico, avviato ad una fulgida carriera universitaria e fidanzato con la figlia del rettore, all’improvviso lascia tutto, va in Africa, torna a Parigi a vivere di poco e visitare gratis i poveri della periferia, grande scrittore, la sua grandezza è nell’aver capito a fondo il genere umano da restarne disgustato e odiarlo, si colluse col nazismo (nessuno è santo).

Leggo dunque che Celine fece la tesi di dottorato su Semmelweis. Semmelweis scopri’ che le numerose morti post parto del tempo, potevano essere drasticamente ridotte giusto se i dottori si lavavano meglio le mani. Un po’ più a fondo dopo le autopsie. I morti calarono per l’appunto. Grande fama. Poi i colleghi invidiosi e cattivi fecero combutta, lo calunniarono e perse il posto e la reputazione..* Il mondo è cattivo. E gli uomini sono bestie capi’ Celine, grazie a un medico ungherese.

 

* solo anni dopo arrivo’ Pasteur a parlare di germi. Il Topexan ancora non esisteva.


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Sunday, 24 June 2007 19:55 MEST
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Thursday, 7 June 2007
Brothers

Avrò avuto ventun’anni. Mi chiese A., mentre eravamo in macchina, dalle parti di Quintino Sella, “se dovessi abbinare una cosa da bere ad un genere musicale, per una serata ideale che diresti?”. Ma Guinness senz’altro,d isse il cucciolo che era in me, “e la musica?, ma dillo senza pensarci.” Beh, allora Guinness e del rockabilly, rispose sempre il cucciolo che era in me.. E allora quando avevo letto su pestiside.hu di un imperdibile festival delle band rockabilly di Budapest al Godor klub, (uno dei posti dove la vita a Budapest diventa vita culturale e vita notturna insieme) e mi ero morso le mani che non ci ero stato, mannaggia.

Ieri invece mi han proposto in tempo di andare sempre al Gödör per il festival zingaro e accetto volentieri.

Divertente, tanti canti, balli, musica zigana, tutti a ballare nella grande sala interna o sulla pista accanto al bar al suono delle più famose band zigane. Dentro anche mostre di quadri e fotografie. Fuori in quella specie di auditorium postmoderno creato come ingresso del Gödör, sotto Erzsebet tér, piazza Sissi, ancora danze e teatro, tavolini, posti in prima fila per famiglie cigane. Dall’1.00 disco. E tanta altra gente fuori, sulle panchine e attorno al laghetto artificiale della piazza, con i palazzi liberty del kiskorut e dell’Andrassy in lontananza dietro gli alberi, tipo Central Park a Nuova York. Tutti ballano e si divertono e sorridono in questa calda serata budapestina direbbero le cronache.

E la New York di oggi, di inizio secolo, o qualche decennio fa non saprei, ma doveva essere proprio cosi’ con i bianchi del luogo che affollano i posti dove suonano questi dalle pelle più colorata, e dove la birra costa cara, per sentirli suonare che sono proprio bravi a suonare e ballare e hanno la musica nel sangue.

E con i bianchi del luogo che guardano questa gente, venuta per qualche motivo nella terra dei bianchi e pensano siano cosi’ strani, e parlano la nostra stessa lingua, ma con un accento strano, e qualche battuta poco piacevole se non razzista puo' anche scappare.

 Magari si chiamano anche fratelli fra loro, anzi no.., quelli eravamo noi bianchi (“fratelli” usato spesso, insieme ad “amici” e “compagni”, quando tutti erano fratelli sotto il comunismo).


Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Monday, 11 June 2007 12:14 MEST
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Sunday, 27 May 2007
Bloody moon

Da expat italiano all'estero e la prima domanda che mi facevan  due anni fa era: Quando torni in Italia?" Ora invece mi chiedono: "Quanto resti?"

La seconda domanda è invece invariabilmente "Come va con l'ungherese?".

intendendo la lingua, l'ungherese, tra le più difficili al mondo, uno dei capisaldi dell'Ungheria e del suo rapporto con l'estero e, dunque, di questo blog. Di solito ora rispondo che aiuto qualcuno con l'italiano, anche quelli alle prime armi, e non voglio dimostrare di esser da meno, con l'ungherese. Per cui se spiegando il passato devo dire che il verbo dissuadere è irregolare (dissuaso e non dissuaduto) devo almeno saper dire dissuadere in ungherese. Lebeszelni.

Purtroppo dissuadere qualcuno nella vita, per di più in ungherese, è molto difficile.  E purtroppo non basta saper dissuadere. Prendiamo il Vittula, il mio pub preferito, dove ora che è arrivato il caldo han messo sabbia bagnata a terra, secchielli, palette, salvagenti e braccioli ed è fantastico andare in un pub sotto il livello stradale, prendersi una birra e uscirsene con le scarpe piene di sabbia.  Se ne volessi parlare, come si dirà mai sabbia, secchiello e paletta,BRACCIOLI, in quesa lingua centroeuropea??

Oggi è pentecoste, qui molto importante perchè si fa festa domenica i lunedì, rossi sul calendario, ed è uno spettacolare ponte di fine maggio.  A pentecoste scese lo spirito santo e permettetemi (permettere, irregolare, = megengedelni) di invocare lo Spirito Santo anche per me, perchè come ho appreso oggi:"4Ed essi furon tutti pieni dello Spirito Santo e cominciaronoa parlare inaltre lingue come loSpirito Santo dava loro il potere di esprimersi. 6Veduto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perchè ciascuno li sentiva parlare la propria lingua."(Atti degli Apostoli 2,1-11)

Vorrei davvero sbigottirli, ma il compito dello Spirito Santo deve essere davvero arduo, in ungheria come altrove, dato che lo spirito scese (irregolare, lemenni) "3all'improvviso dal cielo un rombo, come un vento che si abbatte gagliardo ed apparvero loro come lingue di fuoco.."  e qualche secolo prima dal Libro del profeta Gioele 3,1.4: Cosi'dice il Signore: 1io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo.4Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del signore, grande e terribile." (quanto mi piace come scrive..)ed ora capisco perchè il libro più tradotto al mondo è la Bibbia.


Posted by alessandro grimaldi at 23:48 MEST
Updated: Monday, 28 May 2007 13:57 MEST
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Saturday, 12 May 2007
Passionately proud

<<La storia dei francesi è come un dramma dove ci sono più spettatori che attori. Gli ungheresi invece credono che il palcoscenico sia deserto e discutono di antiche recite coronate di gloria nella hall del teatro. Per questo il popolo ungherese sembra il più presuntuoso da vicino. Da lontano non si vede>> (P. Esterhazi: "Harmonia Coelis") 

 

 E' una bella giornata e mi ritrovo a leggere un buon libro all'isola Margherita sulle panchine proprio sotto il ponte. Da qui se alzo lo sguardo sembra di essere nella locandina di "Manhattan" di Woody Allen. Qui ci sono anche i colori e Buda oltre il ponte.

 Il buon libro è "Down and out in Paris and London" di George Orwell, sulle sue esperienze da expat. a Parigi (sono a metà libro ed a Londra ci deve ancora arrivare). e io qui sono un expat. e tale mi definisco. Orwell non dice cosa lo ha spinto a Parigi, campa di lezioni private  e degli articoli che riusciva a piazzare ogni tanto.* Arriva anche a digiunare. Infine fa comunella con un cameriere russo e diventa lavapiatti.

Io del digiuno non posso parlarvi, oh lettori, e non me ne dispiaccio, ma potrei descrivervi il valore nutritivo dei legumi al confronto della carne e il tempo di cottura dela pasta "Domani" (della Repubblica Ceca) e degli  spaghetti "Sole d'oro" (di Pordenone) in vendita nei migliori negozi a 85 fiorini rispetto alla Barilla (250 fiorini) o al suo sostituto naturale pasta Colavita (170 fiorini).

Un giorno vi parlero' poi a lungo delle mie riflessioni su questi libri di di expat. che leggo e apprezzo, giuro che lo farò, come dice una famosa canzone. Per adesso mi limito a dire che la cosa che più mi sorprende è come i locali, gli indigeni, non ci son mai, se non sul luogo di lavoro. I locali sono solo sullo sfondo, come i palazzi e le piazze famose dove i personaggi si muovono. Non ci sono francesi in "Tropico del cancro" (H. Miller), nè americani  in "Ombre in paradiso" (E.M. Remarque), ma altri expat. Perchè son loro i tuoi fratelli. 

Ci sono solo expat anche in Orwell e Orwell li racconta, loro, questa pazza umanità  che popola anche il mio blog e ne ha per tutti: russi pazzi e passionali, che dicono barzellette cattive sugli ebrei; serbi che lavorono duro mezza giornata, poi si fan cacciare, perchè tanto dopo le 12 se sei licenziato ti devono rendere l'intera paga di un giorno e lavori di meno; e ci sono anche italiani e ungheresi, anzi Magyar, come li chiama Orwell.

Gli italiani gestiscono la caffetteria dove lavora, lo insultano tutto il tempo durante il lavoro, poi appena usciti sono amiconi.

Ma veniamo ai magiari. Se il primo Magyar suo collega è liquidato in una sola frase cattiva, che scriverò qui in caratteri piccolissimi e al contrario (decneirepxenu saw I dna, diputs yrev saw raygaM ehT), è quando arrivo alla descrizione del secondo Magyar, che sorrido, e mi allontano soddisfatto, pensando che in fondo anche il grande George Orwell ha condiviso con me un pensiero su questo popolo...  Dunque il secondo Magyar, ha gli occhiali, è un ex studente di medicina, che ha lasciato gli studi perchè non riusciva a pagarsi più il tirocinio. Parla molto, non ha voglia di lavorare e litiga con i clienti. "and he was also, like most Magyars, passionately proud. Proud and lazy men do not make good waiters"  

 

*mi ricorda qualcuno che conosco bene 

 


Posted by alessandro grimaldi at 21:39 MEST
Updated: Saturday, 12 May 2007 21:58 MEST
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Monday, 7 May 2007
FA la cosa giusta

Per le civiltà degli indiani (d’America) la filosofia di vita consisteva nel sedersi accanto a un albero e osservare il cielo.(Radio 2, alle ‘8 della sera, puntata dell’Agosto 2006, forse)

 

Ho imparato i nomi degli alberi (albero=fa) in ungherese con le strade del mio amato VII distretto. Akacfa è l’albero dell’acacia. Ad Akacfa utca c’è la sede centrale della BKV, l’ATAC di Budapest e se ti becchi una multa vai in via dell’acacia a pagarla.

 Due o tre parallele più in giù ci sono la via del Grande Noce e la via del Piccolo Noce, Nagydiofa e Kisdiofa, dove un tempo c’era il  Terzo cerchio (quello dei golosi), noto ristorante di cucina toscana a Budapest, dove ancora trovi angoli intatti della Pest che scompare pian piano.

Ho conosciuto anche un francese che gestisce un pub, sempre nel VII distretto, evidentemente un tempo molto alberato, ad Harsfa utca. Ma sul mio vocabolarietto harsfa non c‘era. E allora ho dovuto prendere i grossi tomi verdi dello Zingarelli magiaro ed ora so come si dice tiglio in ungherese.

C’è poi che a casa di amici mi capita stasera di afferrare una bottiglia di liquore, di palinka (grappa) e di leggere eperfa. Ora eper vuol dire fragola, ma che esiste un albero delle fragole? A gesti capisco che è il gelso. [un albero molto grande che fa le more, possono essere bianche o nere le more. Non sono proprio more, ma piu’ dolci.] E questo spiega ancora un po’ di più Budapest, o lettori. Perché il gelso è uno dei simboli del medioriente, compare nelle poesie arabe ed iraniane, ma qualcuno l’ha portato pure fino a Budapest un giorno. E qui ha attecchito.

E con la mente vado alla gran mangiata di gelsi, l’anno scorso, colti direttamente dai grandi rami stracarichi dei gelsi del nuovo cimitero ebraico di Budapest, mentre una ragazza italiana mi guardava mangiarli scandalizzata. Il cimitero è quello nuovo, non quello (più famoso) della Grande Sinagoga, del VII distretto. E’che all’inizio del novecento quando tutta la città si espandeva, anche il cimitero ebraico nn ce la faceva più e si ottenne l’autorizzazione ad aprirne uno giusto dopo il nuovo grande cimitero comunale di Kobanya.

Ma mi accorgo che la palinka è ‘solo invecchiata’ in botti di legno di gelso e mi consigliano allora un altro liquore di colore rosso intenso, fatto con le ciganymeggye. Ora tradotto alla lettera meggye son le amarene e cigany gli zingari, ma le amarene zingare che diavolaccio sono? Mi dicono sono frutti come le amarene, ma più piccoli, neri e selvatici (vad).

 Ovvero Piccoli, Neri e Selvatici* come gli zingari, i Rom, scuri di pelle, bassi e tracagnotti, estroversi e caciaroni, da 500 anni tra i magiari eppure sempre ai margini della società.Gli zingari, i paria, i reietti della società ungherese. Come le comunità di immigrati nel capolavoro di Spike Lee, (nonché mio film preferito): FA la cosa giusta”



Posted by alessandro grimaldi at 00:01 MEST
Updated: Saturday, 12 May 2007 22:06 MEST
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